domenica 12 aprile 2015
Bauman e Bordoni: edizione italiana di State of crisis
S come Stato di crisi. Un'esplorazione lucida delle dimensioni politiche, sociali e culturali del malessere del nostro tempo: dalla crisi dello Stato moderno alla progressiva uscita dalla società di massa.
Un vivace dibattito sui temi della società liquida e un tentativo di comprendere il presente per preparare il futuro. Una sorta di dizionario della crisi, in cui tutti gli aspetti che vi sono coinvolti vengono discussi dagli autori in modo originale.
Giulio Einaudi editore - Stato di crisi di Bauman e Bordoni
recensione di Umberto Curi su Il Corriere della Sera- CULTURA- p. 47 del 25/02/2015
Intervista del 12/04/2015 su Radio Montecarlo, con Erina Martelli e Stefano Gallarini
lunedì 9 marzo 2015
Società e nuovi riti: la confessione diventa spettacolo
Io confesso
Dilaga il rito dell'intimità pubblica
Il mondo interiore è stato travolto dalla tumultuosa corsa a mostrarsi sui social media. Un fenomeno che supera i confini della decenza e, in video come sul web, appare come un coro di voci dissonanti che reclamano attenzione e chiedono con forza di essere ascoltate.
E' il riconoscimento, l'attesa di una rivalutazione del sé, che muove a cercare la purificazione attraverso la condivisione collettiva della colpa.
Si prefigura una società a intimità diffusa, dove la condivisione della vita privata si fa valore espositivo che si misura nella quantità di like: è sempre più trendy confessare le colpe e gli episodi imbarazzanti della propria sfera personale.
© Carlo Bordoni
Leggi l'articolo Io confesso pubblicato su La Lettura #171, Il Corriere della Sera dell'8 marzo2015 - "Selfie dell'anima" su Twitter
Dilaga il rito dell'intimità pubblica
Il mondo interiore è stato travolto dalla tumultuosa corsa a mostrarsi sui social media. Un fenomeno che supera i confini della decenza e, in video come sul web, appare come un coro di voci dissonanti che reclamano attenzione e chiedono con forza di essere ascoltate.E' il riconoscimento, l'attesa di una rivalutazione del sé, che muove a cercare la purificazione attraverso la condivisione collettiva della colpa.
Si prefigura una società a intimità diffusa, dove la condivisione della vita privata si fa valore espositivo che si misura nella quantità di like: è sempre più trendy confessare le colpe e gli episodi imbarazzanti della propria sfera personale.
© Carlo Bordoni
Leggi l'articolo Io confesso pubblicato su La Lettura #171, Il Corriere della Sera dell'8 marzo2015 - "Selfie dell'anima" su Twitter
martedì 24 febbraio 2015
Le cattedre ambulanti di Nova Charta
LibroLettura
Società
I tre termini sono legati da una disciplina innovativa, la sociologia della letteratura.
Nata nel XIX secolo per contrastare l'idea kantiana dell'opera universale, chiusa, comprensibile solo attraverso un atto critico, si propone come strumento conoscitivo della realtà al fine di conoscere la società che l'ha prodotta. In un secondo momento, sulla scorta del pensiero hegeliano, la letteratura non è più indagata per capire la società (idea romantica che persiste in Heidegger), ma si analizza la società per comprendere la letteratura. Questo l'argomento della prolusione di Carlo Bordoni al corso Dal libro antico al libro moderno, organizzato dall'editore Nova Charta che si è tenuto dal 20 al 22 febbraio presso la Libreria Gonnelli di via Ricasoli a Firenze. © Carlo Bordoni
Ascolta un breve stralcio del file audio dell'intervento "Libro, lettura e società" del 20/02/2015
martedì 3 febbraio 2015
Bauman e Bordoni su Radio Svizzera Italiana
Presentando
Zygmunt Bauman
al pubblico svizzero
Martedì 3 febbraio, nel corso del programma radiofonico in onda su Rete due dal titolo Il Punto, Daniel Paul Bilenko e Carlo Bordoni presentano l'intervista rilasciata da Bauman alla Radio Svizzera Italiana in occasione del suo incontro all'Accademia di Architettura di Mendrisio su multiculturalismo, convivenza, paure, confronto di civiltà.
La visione sociologica di Bauman è necessaria e rivelatrice perché ci offre gli strumenti per comprendere la realtà liquida in cui viviamo.
Zygmunt Bauman
al pubblico svizzero
Martedì 3 febbraio, nel corso del programma radiofonico in onda su Rete due dal titolo Il Punto, Daniel Paul Bilenko e Carlo Bordoni presentano l'intervista rilasciata da Bauman alla Radio Svizzera Italiana in occasione del suo incontro all'Accademia di Architettura di Mendrisio su multiculturalismo, convivenza, paure, confronto di civiltà.
La visione sociologica di Bauman è necessaria e rivelatrice perché ci offre gli strumenti per comprendere la realtà liquida in cui viviamo.
Le foto dell'evento "Bauman a Mendrisio" su Ti Press e l'articolo su Il Giornale del Ticino
Ascolta il podcast (uno stralcio) della trasmissione di attualità culturale Il punto del 3/02/15
giovedì 15 gennaio 2015
Quando il desiderio diventa troppo breve
Basta attese.
Il desiderio è sempre più breve
Desiderare vuol dire immaginare, progettare, costruire le condizioni perché quel desiderio possa diventare realtà.
Oggi però i desideri sono diventati brevi, alimentati ad arte dalla società dei consumi e velocemente soddisfatti, perché siano "risorgenti" e pronti a essere soddisfatti di nuovo. Così i desideri sono ormai semplici "voglie" senza immaginazione, senza attese, senza magia, in un rovesciamento dove dal durevole si passa al transitorio, ritenendo quest'ultimo un grande valore. E se tutto è a portata di mano, monetizzabile, il desiderio si atrofizza e, nelle parole di Marc Augé, spegne il futuro.
© Carlo Bordoni
L'articolo Basta attese. Il desiderio è sempre più breve è pubblicato su La Lettura #163, Il Corriere della Sera del 11 gennaio 2015. Scarica e leggi la versione .pdf
Il desiderio è sempre più breve
Desiderare vuol dire immaginare, progettare, costruire le condizioni perché quel desiderio possa diventare realtà.
Oggi però i desideri sono diventati brevi, alimentati ad arte dalla società dei consumi e velocemente soddisfatti, perché siano "risorgenti" e pronti a essere soddisfatti di nuovo. Così i desideri sono ormai semplici "voglie" senza immaginazione, senza attese, senza magia, in un rovesciamento dove dal durevole si passa al transitorio, ritenendo quest'ultimo un grande valore. E se tutto è a portata di mano, monetizzabile, il desiderio si atrofizza e, nelle parole di Marc Augé, spegne il futuro.
© Carlo Bordoni
L'articolo Basta attese. Il desiderio è sempre più breve è pubblicato su La Lettura #163, Il Corriere della Sera del 11 gennaio 2015. Scarica e leggi la versione .pdf
martedì 6 gennaio 2015
Ulrich Beck, teorico della società del rischio
In ricordo di Ulrich Beck e del suo sogno europeo
Il "sociologo del rischio" ci ha lasciato un nutrito patrimonio di saggi.
Convinto europeista, faceva parte del Gruppo Spinelli per l'integrazione europea e, anche nel suo ultimo libro pubblicato in Italia - dal titolo Europa tedesca, Laterza, 2013 - era molto critico verso la politica attuata da Angela Merkel.
Non solo osservatore critico del presente, ma quasi profetico: teorizzava l'avvento di un mondo dominato da incertezze, crisi economiche, terrorismo e mutamenti climatici già nel 1986 nel testo Risikogesellschaft, tradotto in italiano solo nel 2000 e pubblicato da Carocci con il titolo La società del rischio. Verso una seconda modernità. Beck distingue tra rischio e catastrofe, poiché il rischio anticipa la catastrofe e la razionalizza. La presentificazione del rischio equivale alla possibilità di prevedere le conseguenze di una catastrofe, di renderla percepibile socialmente; infatti attraverso i media la catastrofe diventa un'esperienza quotidiana.
La coscienza del rischio e la sua percezione culturale ci fanno vivere in una continua emergenza, che è diventata la normalità.
© Carlo Bordoni
Scarica e leggi il .pdf dell'articolo Il sogno europeo di Ulrich beck teorico della società del rischio, pubblicato su Il Corriere della sera del 4 gennaio 2015
Il "sociologo del rischio" ci ha lasciato un nutrito patrimonio di saggi.
Convinto europeista, faceva parte del Gruppo Spinelli per l'integrazione europea e, anche nel suo ultimo libro pubblicato in Italia - dal titolo Europa tedesca, Laterza, 2013 - era molto critico verso la politica attuata da Angela Merkel.
Non solo osservatore critico del presente, ma quasi profetico: teorizzava l'avvento di un mondo dominato da incertezze, crisi economiche, terrorismo e mutamenti climatici già nel 1986 nel testo Risikogesellschaft, tradotto in italiano solo nel 2000 e pubblicato da Carocci con il titolo La società del rischio. Verso una seconda modernità. Beck distingue tra rischio e catastrofe, poiché il rischio anticipa la catastrofe e la razionalizza. La presentificazione del rischio equivale alla possibilità di prevedere le conseguenze di una catastrofe, di renderla percepibile socialmente; infatti attraverso i media la catastrofe diventa un'esperienza quotidiana.
La coscienza del rischio e la sua percezione culturale ci fanno vivere in una continua emergenza, che è diventata la normalità.
© Carlo Bordoni
Scarica e leggi il .pdf dell'articolo Il sogno europeo di Ulrich beck teorico della società del rischio, pubblicato su Il Corriere della sera del 4 gennaio 2015
lunedì 5 gennaio 2015
Verso un "temporary nest"
La nuova famiglia è un nido a tempo
La famiglia non è in crisi: è solo cambiata per adeguarsi alla società liquida. Sempre più simile a un "temporary nest", un nido destinato a durare per il tempo necessario per procreare e allevare un figlio. Lo dimostrano le statistiche degli Stati Uniti, dove i matrimoni hanno una durata media di 7-8 anni e le persone sono pronte a risposarsi dopo meno di tre anni.
In Italia i matrimoni si sciolgono in media dopo 15 anni, i più duraturi tra i paesi occidentali. In ogni caso i numeri confermano il trend, i matrimoni non sono per sempre e i partner sono pronti al cambiamento.
Il temporary nest è un nucleo familiare in divenire, precario, non migliore o peggiore delle famiglie del passato, ma diverso.
© Carlo Bordoni
L'articolo Chiamala famiglia ma è un nido a tempo è pubblicato su La Lettura #162, Il Corriere della Sera del 4 gennaio 2015. Scarica e leggi la versione .pdf
La famiglia non è in crisi: è solo cambiata per adeguarsi alla società liquida. Sempre più simile a un "temporary nest", un nido destinato a durare per il tempo necessario per procreare e allevare un figlio. Lo dimostrano le statistiche degli Stati Uniti, dove i matrimoni hanno una durata media di 7-8 anni e le persone sono pronte a risposarsi dopo meno di tre anni.
In Italia i matrimoni si sciolgono in media dopo 15 anni, i più duraturi tra i paesi occidentali. In ogni caso i numeri confermano il trend, i matrimoni non sono per sempre e i partner sono pronti al cambiamento.
Il temporary nest è un nucleo familiare in divenire, precario, non migliore o peggiore delle famiglie del passato, ma diverso.
© Carlo Bordoni
L'articolo Chiamala famiglia ma è un nido a tempo è pubblicato su La Lettura #162, Il Corriere della Sera del 4 gennaio 2015. Scarica e leggi la versione .pdf
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