La società di domani vista dagli intellettuali di oggi
Una fotografia in prospettiva, un campo lungo, che parte dallo stato di crisi del presente per guardare lontano.
Un gruppo di intellettuali, filosofi, sociologi, critici, scienziati, storici, etologi, psicologi, politologi cerca di immaginare la società del futuro in questa raccolta pubblicata da Mimesis nella collana Eterotopie.
Interessanti le risposte date dai tanti autori:
Marc Augé, Zygmunt Bauman, Remo Bodei, Edoardo Boncinelli, Carlo Bordoni, Valerio Castronovo,
Vanni Codeluppi, Domenico De Masi, Donatella Di Cesare, Agnes Heller, Giuseppe O. Longo, Michel Maffesoli, Patrizia Magli, Paolo M. Mariano, Michel Meyer,
Edgar Morin, Helga Nowotny, Alberto Oliverio,
Telmo Pievani, Stefano Rodotà, Alessandro Scarsella, Denise Schmandt-Besserat, Wolfgang Streeck,
Keith Tester, Silvia Vegetti Finzi
Attraverso le differenti prospettive, proviamo a immaginare come sarà la società di domani, più lontana dell'immediato a cui siamo abituati a guardare, perché come diceva Einstein "l'immaginazione conta più della conoscenza".
Guarda il booktrailer di Immaginare il futuro, progettato dalla Scuola di design del Politecnico di Milano.
Motion Graphic Design di Bartolomeo Balleggi, Rossella Prendi, Gaetano Vrenna.
venerdì 2 giugno 2017
lunedì 26 dicembre 2016
Come cambiano i riti delle feste
Natale via Skype: nuovi riti per vincere la solitudine
La convivialità virtuale è l'ultima novità per le feste. Non intorno al focolare o davanti alla TV, il pranzo di Natale è davanti allo schermo del computer, collegati via Skype.
Perché il mutamento sociale che ha frantumato la famiglia tradizionale e
ha precipitato molti in una solitudine insopportabile e angosciante
all'approssimarsi delle feste, ha portato anche alla rivoluzione dei
riti sociali. Ecco allora che le famiglie si riuniscono per un pranzo delocalizzato,
seduti di qua e di là dallo schermo, davanti alla tavola imbandita per
un solo commensale. Un po' meno soli, un po' più liberi, in un pranzo
ipermoderno che si alleggerisce del superfluo, dall'eccesso consumistico all'obbligo di sopportazione della parentela. Nuovi riti per rinnovare un'antica tradizione.
Via focolare tv. Il pranzo di Natale è intorno a Skype è pubblicato su la Lettura #265, Il Corriere della Sera 24 dicembre 2016
rassegna stampa
Corriere della Sera

su Twitter
La convivialità virtuale è l'ultima novità per le feste. Non intorno al focolare o davanti alla TV, il pranzo di Natale è davanti allo schermo del computer, collegati via Skype.
Perché il mutamento sociale che ha frantumato la famiglia tradizionale e
ha precipitato molti in una solitudine insopportabile e angosciante
all'approssimarsi delle feste, ha portato anche alla rivoluzione dei
riti sociali. Ecco allora che le famiglie si riuniscono per un pranzo delocalizzato,
seduti di qua e di là dallo schermo, davanti alla tavola imbandita per
un solo commensale. Un po' meno soli, un po' più liberi, in un pranzo
ipermoderno che si alleggerisce del superfluo, dall'eccesso consumistico all'obbligo di sopportazione della parentela. Nuovi riti per rinnovare un'antica tradizione.Via focolare tv. Il pranzo di Natale è intorno a Skype è pubblicato su la Lettura #265, Il Corriere della Sera 24 dicembre 2016
rassegna stampa
Corriere della Sera

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lunedì 21 novembre 2016
Immaginare il futuro
La società di domani vista dagli intellettuali di oggi
In libreria Immaginare il futuro, il volume edito da Mimesis che fotografa il presente: una fotografia in prospettiva che parte dallo stato di crisi per guardare lontano.
"Come immagini la società di domani?" a questa domanda rispondono gli intellettuali del nostro tempo, perché, come scrive Ilya Prigogine, "l'utopia del futuro costruisce il presente".
La difficoltà di soffermarsi a riflettere sul futuro del mondo in cui viviamo tradisce il timore di guardare avanti, oltre i limiti fisici e mentali del nostro orizzonte. Perfettamente in linea con lo spirito odierno, permeato d'incertezze, che spinge ad aggrapparsi al presente di cui si conoscono almeno i contorni e le problematiche.
Per chi si chiede come sarà la società del futuro, questo testo offre ventiquattro imperdibili risposte.
In libreria Immaginare il futuro, il volume edito da Mimesis che fotografa il presente: una fotografia in prospettiva che parte dallo stato di crisi per guardare lontano."Come immagini la società di domani?" a questa domanda rispondono gli intellettuali del nostro tempo, perché, come scrive Ilya Prigogine, "l'utopia del futuro costruisce il presente".
La difficoltà di soffermarsi a riflettere sul futuro del mondo in cui viviamo tradisce il timore di guardare avanti, oltre i limiti fisici e mentali del nostro orizzonte. Perfettamente in linea con lo spirito odierno, permeato d'incertezze, che spinge ad aggrapparsi al presente di cui si conoscono almeno i contorni e le problematiche.
Per chi si chiede come sarà la società del futuro, questo testo offre ventiquattro imperdibili risposte.
Carlo Bordoni - Marc Augé - Zygmunt Bauman - Remo Bodei - Edoardo Boncinelli - Valerio Castronovo - Vanni Codeluppi - Domenico De Masi - Donatella Di Cesare - Agnes Heller - Giuseppe O. Longo - Michel Maffesoli - Patrizia Magli - Paolo M. Mariano - Michel Meyer - Edgar Morin - Helga Nowotny - Alberto Oliverio - Telmo Pievani - Stefano Rodotà - Alessandro Scarsella - Denise Schmandt-Besserat - Wolfgang Streeck - Keith Tester - Silvia Vegetti Finzi
Chi scruta il futuro vede grigio di Antonio Carioti su Il Corriere della sera del 21/11/2016domenica 25 settembre 2016
In stato di utopia
Maffesoli a Venezia
Cinquecento anni dopo l'isola che non c'è di Thomas More, siamo ritornati a chiederci se sia ancora possibile l'utopia. Non luogo per eccellenza, e quindi impossibile da trovare, questo concetto continua a interessare e a popolare l'immaginario collettivo, adattandosi però ai mutamenti della società.
L'utopia segue l'andamento sociale e si fa liquida, diventando un "ammortizzatore " dell'incertezza.
Sull'utopia e distopia, sulle utopie indesiderabili e l'utopia interstiziale, si è tenuta la giornata di studi
“In stato di utopia” con Michel Maffesoli, Mauro Pala e Carlo Bordoni, organizzata da Alessandro
Scarsella del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università
Ca’ Foscari di Venezia.
Oggi su la Lettura un dialogo con il sociologo francese Michel Maffesoli, professore emerito alla Sorbonne-Sciences Humaines di Parigi e titolare della
cattedra “Émile
Durkheim”, che spiega come sia cambiata l'utopia tra moderno e postmoderno, teorizzando una definizione di "utopia interstiziale".
Modernità addio, è l'era del silenzio è pubblicato su laLettura #252, Il Corriere della sera del 25/09/2016
domenica 11 settembre 2016
Il tema della fuga su laLettura #250
Fuga dentro una bolla
La bolla ambientale applicata alla sociologia del turismo, teorizzata da Daniel J. Boorstin, ha assunto nel tempo forme diverse: per gli inglese del Grand Tour erano libri, bauli di vestiti e accessori, scatole di tè e, soprattutto, abitudini da ricreare nei luoghi visitati. Una sorta di colonizzazione soft che permetteva di riprodurre ovunque il proprio ambiente rassicurante. Poi è stata la nave da crociera, che porta in luoghi sconosciuti e nuovi, ma permette di salire e scendere per immergersi e ritrarsi dall'alterità del mondo circostante: a bordo si parla la lingua del turista, si servono cibi conosciuti, si ascolta musica, si mettono in scena spettacoli, si offre un mondo noto dove sentirsi a casa, un pezzetto di familiarità con tocchi di esotismo.
Per il post-turista lo smartphone permette di restare in costante contatto con la propria realtà circoscritta, pur essendo fisicamente altrove. Un legame con la casa-madre, una versione più attuale di bolla ambientale,da tenere in tasca e in cui trovare rifugio. La tecnologia consente di non staccare mai, di non sentirsi soli e mantenere il contatto con il proprio mondo di riferimento.
Questo velo impalpabile diventa una pratica difesa anche al di là della sociologia del turismo, molto adatta a preservare l'individuo de-socializzato, isolato e confuso da una realtà mutevole, che non offre certezze, ma richiede un'autodifesa. Se una volta la bolla ambientale poteva essere vista come un escamotage negativo, oggi è invece una risorsa. Ora che i progetti sono a breve termine e gli ideali relagati nell'ambito delle utopie dismesse, uno spazio confortante aiuta a sottrarsi al morso dell'incertezza, mette al riparo le sicurezze individuali in attesa che l'interregnum passi.
Su la Lettura#250 l'elogio della fuga, 4 pagine sulla voglia di scomparire con i contributi di Adriano Favole, Nicola Campogrande, Pierre Zaoui, Carlo Bordoni
La bolla ambientale. La teoria di Boorstin, le sfere di Sloterdijk è pubblicato su la Lettura #250, Il Corriere della Sera 11 settembre 2016
La bolla ambientale applicata alla sociologia del turismo, teorizzata da Daniel J. Boorstin, ha assunto nel tempo forme diverse: per gli inglese del Grand Tour erano libri, bauli di vestiti e accessori, scatole di tè e, soprattutto, abitudini da ricreare nei luoghi visitati. Una sorta di colonizzazione soft che permetteva di riprodurre ovunque il proprio ambiente rassicurante. Poi è stata la nave da crociera, che porta in luoghi sconosciuti e nuovi, ma permette di salire e scendere per immergersi e ritrarsi dall'alterità del mondo circostante: a bordo si parla la lingua del turista, si servono cibi conosciuti, si ascolta musica, si mettono in scena spettacoli, si offre un mondo noto dove sentirsi a casa, un pezzetto di familiarità con tocchi di esotismo.
Per il post-turista lo smartphone permette di restare in costante contatto con la propria realtà circoscritta, pur essendo fisicamente altrove. Un legame con la casa-madre, una versione più attuale di bolla ambientale,da tenere in tasca e in cui trovare rifugio. La tecnologia consente di non staccare mai, di non sentirsi soli e mantenere il contatto con il proprio mondo di riferimento.
Questo velo impalpabile diventa una pratica difesa anche al di là della sociologia del turismo, molto adatta a preservare l'individuo de-socializzato, isolato e confuso da una realtà mutevole, che non offre certezze, ma richiede un'autodifesa. Se una volta la bolla ambientale poteva essere vista come un escamotage negativo, oggi è invece una risorsa. Ora che i progetti sono a breve termine e gli ideali relagati nell'ambito delle utopie dismesse, uno spazio confortante aiuta a sottrarsi al morso dell'incertezza, mette al riparo le sicurezze individuali in attesa che l'interregnum passi.Su la Lettura#250 l'elogio della fuga, 4 pagine sulla voglia di scomparire con i contributi di Adriano Favole, Nicola Campogrande, Pierre Zaoui, Carlo Bordoni
La bolla ambientale. La teoria di Boorstin, le sfere di Sloterdijk è pubblicato su la Lettura #250, Il Corriere della Sera 11 settembre 2016
lunedì 25 aprile 2016
Il valore delle istituzioni e l'insicurezza
Arnold Gehlen
e le origini dell'insicurezza
Il filoso tedesco anticipa "antropologicamente" il rischio di una crescente incertezza esistenziale che mezzo secolo più tardi la sociologia avrebbe indicato come la caratteristica più evidente del nostro tempo (Bauman, Touraine, Beck). L'incertezza attuale deriva in gran parte dalla perdita di fiducia nelle istituzioni, proprio quelle istituzioni che per Gehlen erano entità autonome che regolavano la vita dell'uomo e che avrebbero dovuto essere tenute al riparo dal rischio degrado, pena la crisi della civiltà.
Gehlen anticipa Bauman. L'ex nazista che intuì il trionfo dell'incertezza è pubblicato su La Lettura #230, Il Corriere della Sera del 24 aprile 2016
Rassegna stampa su pressreader.com
e le origini dell'insicurezza
Il filoso tedesco anticipa "antropologicamente" il rischio di una crescente incertezza esistenziale che mezzo secolo più tardi la sociologia avrebbe indicato come la caratteristica più evidente del nostro tempo (Bauman, Touraine, Beck). L'incertezza attuale deriva in gran parte dalla perdita di fiducia nelle istituzioni, proprio quelle istituzioni che per Gehlen erano entità autonome che regolavano la vita dell'uomo e che avrebbero dovuto essere tenute al riparo dal rischio degrado, pena la crisi della civiltà.
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giovedì 24 marzo 2016
a Leggermente si parla di identità
Bauman e Bordoni Stato di crisiDomenica 20 marzo a Lecco, al Teatro della Società, in occasione della settima edizione del Festival della lettura Leggermente, Zygmunt Bauman e Carlo Bordoni hanno tenuto due conferenze, presentando il volume Stato di crisi (Einaudi 2015).
Il tema del ciclo di incontri promossi da Confcommercio di Lecco è "Identità nel flusso del cambiamento" e in questo contesto si inserisce Stato di crisi, una riflessione sulla società che vive una crisi globale senza vedere nello Stato un alleato che può indicare la via d'uscita. Perché assieme alla società in crisi, anche lo Stato stesso è in crisi e la sua impotenza è tanto evidente da accrescere solo l'insicurezza e la paralisi. Una incapacità di agire che si conferma anche di fronte alle migrazioni, fenomeno dai numeri imponenti, che suscita paura e diffidenza e che non può trovare soluzione in un mondo dove si torna a marcare i confini.
Ascolta l'intervento integrale di Bauman e Bordoni su ConfCommercioLecco
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